Non ci interessa se piove e se sulle cime delle montagne è
apparsa la prima neve. No, no, non ci interessa. Stamattina abbiamo vissuto i
nostri laboratori scientifici come se fuori ci fosse il sole... un gruppo tra i
microscopi, un altro gruppo giocando con il proprio cervello. È strano pensare –
e lo facciamo proprio con il cervello – che tutto quello che siamo scaturisca
da lì. Ma i bambini non si fanno troppi problemi, vivono le emozioni, le
capacità e le incapacità del proprio cervello senza preoccupazioni: si lanciano
nella vita fiduciosi che quello che capiterà sarà qualcosa di bello. E noi non
possiamo fare altro che imparare da loro.
Anche oggi abbiamo avuto delle visite, alla Tati si sono
aggiunti Michela, Nora e Guido. Abbiamo così vissuto la nostra giornata anche
con loro.
Nel pomeriggio è arrivato il sole. Per la prima volta! Abbiamo subito
costruito degli aquiloni e siamo andati a farli volare. Siamo andati nel prato
della casa di riposo di Prato Leventina. Prima di riempire il loro prato di
urla e gioco, sono andato a chiedere il permesso. Tra l’interno e l’esterno
della casa c’erano 80 anni di differenza. Il contrasto era forte. Fuori c’erano
i bambini che correvano con le loro gambettine magre lanciando in cielo gli
aquiloni come se fossero desideri,
dentro un’altra stagione di vita, che solo i più fortunati potranno vivere. Dentro
c’era l’attesa, le persone erano immersi nei ricordi di quando si lanciavano gli aquiloni nel
cielo. Avevamo paura di disturbare, ma per finire credo che dentro e fuori si
stava raccontando la stessa storia.
Dopo gli aquiloni siamo stati insieme sul prato, non ci vuole
tanto: una palla, un po’ di fantasia. Abbiamo giocato a Bull Dog, palla in mezzo
alle gambe, bandiera figurata, calcio. E poi di corsa a cena. E dopo cena dei
canti attorno alle lanterne e per finire, tutti a letto presto. Domani sveglia alle 7.15. Partiamo per il Cadagno. Sarà una giornata picnic.
I bambini stanno bene. Sanno vivere in compagnia, cominciano
a conoscersi, sfruttano fino in fondo le loro giornate. Sanno che torneranno a
casa. Alcuni sono divisi: vorrebbero tornare a casa anche domani, ma poi
vorrebbero anche restare in colonia. Credo che per finire la cosa più bella è
saper partire per poi tornare, magari cambiati. Sapendo che c’è un luogo dove c’è
qualcuno che ti aspetta. E questo vale per i piccoli così per i grandi. Questo
potrebbe essere l’insegnamento più bello della vacanza scientifica: è bello sapere che c’è
qualcuno che ci aspetta.
Qui troverete tante altre immagini: https://goo.gl/photos/CBkNaH94EWtdv86x6
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