mercoledì 19 agosto 2015

Aquiloni lanciati in cielo

Non ci interessa se piove e se sulle cime delle montagne è apparsa la prima neve. No, no, non ci interessa. Stamattina abbiamo vissuto i nostri laboratori scientifici come se fuori ci fosse il sole... un gruppo tra i microscopi, un altro gruppo giocando con il proprio cervello. È strano pensare – e lo facciamo proprio con il cervello – che tutto quello che siamo scaturisca da lì. Ma i bambini non si fanno troppi problemi, vivono le emozioni, le capacità e le incapacità del proprio cervello senza preoccupazioni: si lanciano nella vita fiduciosi che quello che capiterà sarà qualcosa di bello. E noi non possiamo fare altro che imparare da loro.






Anche oggi abbiamo avuto delle visite, alla Tati si sono aggiunti Michela, Nora e Guido. Abbiamo così vissuto la nostra giornata anche con loro. 


Nel pomeriggio è arrivato il sole. Per la prima volta! Abbiamo subito costruito degli aquiloni e siamo andati a farli volare. Siamo andati nel prato della casa di riposo di Prato Leventina. Prima di riempire il loro prato di urla e gioco, sono andato a chiedere il permesso. Tra l’interno e l’esterno della casa c’erano 80 anni di differenza. Il contrasto era forte. Fuori c’erano i bambini che correvano con le loro gambettine magre lanciando in cielo gli aquiloni  come se fossero desideri, dentro un’altra stagione di vita, che solo i più fortunati potranno vivere. Dentro c’era l’attesa, le persone erano immersi nei ricordi di quando si lanciavano gli aquiloni nel cielo. Avevamo paura di disturbare, ma per finire credo che dentro e fuori si stava raccontando la stessa storia.





 


Dopo gli aquiloni siamo stati insieme sul prato, non ci vuole tanto: una palla, un po’ di fantasia. Abbiamo giocato a Bull Dog, palla in mezzo alle gambe, bandiera figurata, calcio. E poi di corsa a cena. E dopo cena dei canti attorno alle lanterne e per finire, tutti a letto presto. Domani sveglia alle 7.15. Partiamo per il Cadagno. Sarà una giornata picnic.



I bambini stanno bene. Sanno vivere in compagnia, cominciano a conoscersi, sfruttano fino in fondo le loro giornate. Sanno che torneranno a casa. Alcuni sono divisi: vorrebbero tornare a casa anche domani, ma poi vorrebbero anche restare in colonia. Credo che per finire la cosa più bella è saper partire per poi tornare, magari cambiati. Sapendo che c’è un luogo dove c’è qualcuno che ti aspetta. E questo vale per i piccoli così per i grandi. Questo potrebbe essere l’insegnamento più bello della vacanza scientifica:  è bello sapere che c’è qualcuno che ci aspetta. 

Qui troverete tante altre immagini: https://goo.gl/photos/CBkNaH94EWtdv86x6

martedì 18 agosto 2015

Microscopi per guardarci dentro

Oggi abbiamo spostato  la colazione alle 8.15, alcuni bambini (e alcuni monitori), alle 8 dormono ancora profondamente. Domani la sposteremo ancora un po'... Alla fine della settimana staremo a letto tutto il giorno :-) Oggi ci aspettava una mattinata di laboratori: i bambini hanno messo l’occhio nel microscopio scoprendo i piccoli organismi che vivono sospesi nell'acqua (plancton), ma anche gli animaletti del fiume che avevamo raccolto domenica e altri animali trovati nel prato davanti la colonia.







 Sono vivi. Ma nessuno sa che cosa sia la vita.  E questo vale anche per noi: che cosa ci rende vivi, visto che non vi è nullo di vivo nei componenti che ci costituiscono: gli atomi e le molecole non sono vivi, le proteine o gli zuccheri nemmeno. Eppure l’insieme parla, cammina, pensa, vive, ama.
E il plancton? Pensa? Che cosa lo rende vivo? E il gatto che abbiamo a casa? E perché un sasso o un tavolo, che sono formati dagli stessi atomi, non sono vivi? Non abbiamo la risposta, ma possiamo accogliere questa condizione: sentirla addosso e riporla con gratitudine dentro la nostra giornata.
Questi  sono i sentimenti che emergono dall'oculare del microscopio, gli insetti o il plancton ci ributtano addosso le domande fondamentali.
Ma poi nel piccolo c'è anche tanta bellezza, basta guardare i nostri capelli, i peli, un pullover e subito si apre un mondo su qualcosa che non siamo abituati a vedere.



Il secondo gruppo di bambini ha giocato al Brain Game, un gioco inventato da L’ideatorio per scoprire le nostre intelligenze e le nostre capacità:  e non stiamo parlando solo di abilità logico-matematiche o linguistiche, c'é chi è bravo a correre, chi a cantare, chi a stare con gli altri, chi a emozionarsi, chi ad annusare. Allora abbiamo sperimentato tutte le nostre capacita che scaturiscono da quel 1,5 kg di carne che pensa: il cervello.





Fuori piove, siamo  felici per i cercatori di funghi che finalmente potranno riempire i loro cestini con tanti porcini. Noi, però, abbiamo  dovuto inventarci un pomeriggio: abbiamo decorato una maglietta, così domani se farà ancora freddo ce la metteremo sopra le altre. 






Per finire, dopo i soliti giochi (battaglia, pingpong, ecc)  abbiamo giocato insieme al quizzone! Tante domande, tante risposte, canti e giochi.



Oggi una nuova bambina si è  aggiunta al nostro gruppo: Lia. è arrivata accompagnata dalla sua famiglia, Starà con noi. Benvenuta Lia. È anche arrivata Tati, resterà con noi un giorno.
Ora dormono tutti. Stanchi e felici.
E anche noi andiamo a letto.
A domani! Notte.